Autoproduzione

Oggi è uscito il mio editoriale su Tereza Andresen, le cui foto pubblico spesso, compresa quella di questo post. Nel mondo sta avendo grande successo,  è stata scelta come una delle 12 donne fotografe naturalistiche per la presentazione al Cafayate Photo Festival 2019, che si terrà dal 23 al 26 maggio a Cafayate, nel nord dell’Argentina. Si è stupita quando le ho detto che volevo parlare di lei. Dice che è insicura e le scalda il cuore sapere che le persone apprezzano quello che fa. Lei fa macrofotografie. Ma detto così pare qualcosa di…sisì, le foto. E invece no. Lei invia nel mondo la delicatezza e la grazia. Per questo la gente segue il suo lavoro.

 

Così è risultato più evidente quello che già sapevo: le persone vogliono bellezza, la ricercano come fossero assetate e non lo sanno nemmeno. Si buttano con l’entusiasmo a piene mani nel riconoscimento di ciò che vedono all’esterno, senza essere consapevoli che stanno ricercando la bellezza, in ogni sua forma. La bellezza è sempre gentile, delicata, ha grazia. È quell’equilibrio perfetto che ci fa sentire veri. Fossero consapevoli che cercano bellezza e che essa le rende vere, le persone potrebbero anche prodursela da soli, vero? Ma non siamo consapevoli. Ricerchiamo qualcosa all’esterno, quelle vibrazioni che ci facciano sentire…ohhhh.

 

Quindi la riflessione è sulla differenza tra essere consapevoli e non esserlo. Quali risultati differenti si producono. Essere consapevoli di ciò che si ricerca è importante, perché si può iniziare coscientemente a produrselo da soli. Nelle piccole cose, nei gesti quotidiani, nei pensieri. Nell’andare e venire, nel dialoghi, negli incontri. Cosa voglio? Faccio ciò che voglio, lo produco io e quindi ce l’ho. Invece aspettiamo sempre ci venga dall’esterno, da un fuori che non siamo noi. Questo, probabile, è quello che si definisce differenza nell’atteggiamento. Ed ecco che, “Patrizia ha sempre la testa per aria”, inizio a pensare come sarebbe se ognuno si sentisse pronto a sapere cosa vuole e iniziasse a produrselo da solo. Autoproduzione della soddisfazione. Questa potrebbe essere la vera rivoluzione, perché è probabile che chi fa autoproduzione non si sentirebbe più insoddisfatto, non solo di sé ma nemmeno degli altri. Forse non getterebbe più fuori di sé tutto il suo acido rammarico, il suo stridente nervosismo, la sua depressa insoddisfazione del mondo. Coltivatori nel proprio campo di voleri. Pensa, non servirebbe nemmeno più arare per la affannosa ricerca di un colpevole della nostra infelicità.

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