Libri casalinghe e Kant

Leggo una notizia che mi fa sorridere. Ed era anche ora, nel tumulto del mondo di questi ultimi tempi. Perché in questi ultimi mesi l’ululato del mondo è diventato assordante. Lascia stremati, anche se lo ascolti solo per un pochino. Sai che c’è del vero, in quello che si vocifera tutt’ingiro, ma a poco a poco ti cattura fino a bersi il tuo cervello e a te non rimangono nemmeno le bricioline che so, di un po’ di corteccia cerebrale, qualche neurone che canta trionfante Nessun dorma! Nessun dorma!, un fischiettìo di qualche vecchia canzone, un  ippocampo sovversivo che invia messaggi di vittoria alle cellule, niente, terra bruciata. Perché è così che fa il mondo, ultimamente.

Forse siamo alla frutta. Non s’era detto, dicevo un giorno, che quando s’era toccato il fondo l’era il momento bono? E no, dipende questo fondo quanto è ancora fondo. Lo sappiamo ben noi, scafati nella vita, che troppo spesso pare il fondo e poi invece ancora ce n’è. Così è il mondo adesso. Pieno di mostri, come i film d’eroi. E ben appunto, aspettiamo gli eroi che, voglio ben sperare, stiano aspettando anche loro il momento adatto e poi…zac, sfide all’ultimo colpo. E vada come vada.

 

Comunque è comparso alla mia sbadata attenzione un articolo de Il Sole 24 Ore, scritto da Letizia Giangualano, che dice, senti senti…In Italia abbiamo le casalinghe più colte d’Europa. E adesso non iniziamo con i soliti commenti svilenti o battute ghiacciate all’inglese e robe del genere (posso dire robe, è il mio blog personale). È una cosa seria. Le donne alzano la media dell’ignoranza culturale. Pare che l’Istat dica che le donne, a parità di livello di studi, abbiano un più alto tasso di disoccupazione rispetto al genere maschile (silenzio…), e che pertanto la casalinga obbligata a tal ruolo, cito “…probabilmente tra una spesa e un bucato si rilassa leggendo Kant”.

Adesso non andiamo in giro con il mento alto solo per questa notizia. Ma acculturiamoci ancora di più. Non solo cultura accademica. Impariamo tutte quelle scorciatoie necessarie nella vita frenetica per conoscere ancora di più, per allargare i nostri orizzonti che storicamente sono davvero ristretti, come quando vuoi fare un figurone alla serata e ti infili uno di quei vestiti così stretti che ti pare di soffocare. Una mia amica, che mi manca costantemente, diceva che la cosa peggiore era indossare le mutande contenitive per entrare in un vestito, quelle che ti arrivano sopra l’ombelico e ti strizzano così tanto il diaframma che quasi non respiri. Ecco, gettiamo via i nostri angusti orizzonti come le mutande e impariamo molte cose. Perché questo significa che le insegneremo alle nostre figlie.

Ma senza esagerare. Mi ricollego all’ululato del mondo e penso che di molte conoscenze si possa farne a meno, senza abbassare la media della cultura delle casalinghe e senza venir meno al coraggio. Molte di esse sono azzardi, ma così forti e potenti che starne fuori può solo migliorare la propria visione.

 

 

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