Profumo di pioggia

Oggi mi sono ritrovata a prendere il sole sul lettino circondata dalla vite canadese che sta colorando le sue foglie di sfumature arancioni e rosse.
Strano tempo. Caldo da piena estate.
Mentre ero lì, sdraiata e sudata, mi è venuto un pensiero, sollecitato da non so quale senso, dell’odore della pioggia.
Con questi temporali improvvisi che rovesciano acqua a secchi in pochi secondi non si riesce a bearsi di quel delizioso profumo, quello della terra riarsa che accoglie le gocce d’acqua rigenerandosi.

La scienza spiega l’origine di questo odore. Ho insegnato a mia figlia a riconoscere l’odore della pioggia prima che si manifesti, a volte molto tempo prima.
Senti, c’è profumo di pioggia.
E questo, dice la scienza, è dato dall’ozono. Una cosa legata alla differente elettricità nell’aria che scinde le molecole presenti, qualcosa del genere.
Ma quando l’acqua si incontra con la terra il profumo scaturisce da azoto e geosmina. Chimica, praticamente. Cariche elettriche, molecole che si scompongono, oli vegetali rilasciati dalle piante insieme a composti batterici.
Petricore, si chiama, l’insieme di tutti questi fattori e agenti chimici che si combinano tra loro quando reagiscono agli atomi di idrogeno e ossigeno, l’acqua appunto.

Sdraiata sul lettino posato in mezzo a una chiazza di erba ingiallita a causa dei forti raggi solari mi è bastato pensare al profumo della pioggia per avvertirlo come fosse reale. Chissà quali meccanismi mette in moto il cervello affinché io riesca ad annusare un profumo che non c’è se non nei miei ricordi.
Forse come i vecchi jukebox pesca nell’archivio il disco “profumo di pioggia” e le coordinate per trovarlo non sono altro che il mio pensiero. Incredibile.

E comunque a me tutte queste scissioni delle molecole e queste spiegazioni scientifico-chimiche dell’odore della pioggia mi interessano assai poco, per non parlare del patricore. Voglio pensarlo e sentirlo, l’odore, in modo più istintivo, magico. Di certo è un messaggio, tutto in natura parla, e secondo me potrebbe essere quello di rallentare la giostra dei pensieri, minimizzare l’importanza che attribuiamo agli eventi. Perché è innegabile che il profumo della pioggia ci trasporta su linee più rilassate di pensiero, calma gli acuti esasperanti. Va bene, bravo al patricore che per un attimo ci concede di affacciarci a una dimensione meno caotica.
Insomma, adoro il caldo, ma prima o poi spero che piova, soprattutto ora che il mio pensiero mi ha riportato nelle narici l’odore della pioggia.

Oggi ho letto la notizia che a Wigtown è in corso una tempesta violenta, ieri la BBC dava l’allerta della sua furia e dei fortissimi venti, altissima attenzione non solo alle coste ma anche all’entroterra.
Wigtown è una cittadina della Scozia dove nei prossimi giorni si svolgerà il famoso Wigtown Book Festival, il ventesimo, evento ormai noto oltre i confini che ha fatto della cittadina la “Città nazionale del libro della Scozia”, e che richiama noti nomi della letteratura presenti come ospiti.
Beh, amo la Scozia e a volte curioso nelle notizie.
Ecco, non una tempesta così allarmante, qui siamo mezze cartucce mica rudi uomini scozzesi. La BBC lamentava il fatto che tanto anche quando scatta l’allerta gli scozzesi non ci badano un granché.
Evoco una bella pioggia che arriva su nuvoloni neri, che cade gentile mentre il sole brilla comunque regalando contrasti di colori vividi e unici e quel profumo di pioggia che il mio cervello oggi mi ha fatto sentire.

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