Il vento non si vede

Ho provato a cercare un’immagine del vento. Ho digitato “vento” nella ricerca e sono comparse moltissime immagini legate al vento.

Onde del mare spumose e maestosamente impennate mosse dal vento, vele gonfie di vento, mulini a vento, aquiloni colorati innalzati dal vento, donne spettinate dal vento, soffioni di Dente di Leone sfrangiati i cui semi si disperdono trasportati dal vento, campi di grano con le spighe ondeggianti come mare piegate dal vento, sabbia del deserto che oscura il cielo alzata dal vento, nuvole maestose spostate dal vento, foglie multicolori avvitate in mulinelli dal vento, alberi piegati per azione del vento, rocce erose dal vento.

Ma del vento nessuna traccia.

 

Volevo il vento per legarlo al titolo del libro, Le donne sono vento. In copertina è stilizzata l’immagine di una donna con i capelli mossi dal vento. Ma del vento nessuna traccia nemmeno lì. Tutto nel mondo ci parla del vento, la sua azione è visibile ovunque. Si può percepirlo sulla pelle, nell’agitarsi delle foglie, tra i capelli, nella forma delle dune di sabbia, nei profumi che trasporta, nelle lenzuola danzanti stese ad asciugare. Si può studiarne la formazione, gli spostamenti delle masse d’aria sul pianeta. Ma di lui nessuna immagine. Il vento è potente ma non si vede. Io che amo scovare le analogie, direi che oggi ne ho scoperta una davvero interessante.

 

Ecco perché mi è venuto in mente un episodio che risale a quando mia figlia era piccola. Per il suo terzo compleanno le regalarono un pesciolino rosso. Ovviamente era impossibile impacchettarlo e glielo consegnarono in un piccolo sacchettino di plastica trasparente. Comprai a quel pesce la più grossa vasca rettangolare che riuscii a reperire.

Margherita, così decidemmo di chiamare il pesce, rimase con noi per diversi anni. Al mattino non ti permetteva nemmeno di preparare il caffè se prima non andavi ad accarezzarla un po’, dedicandole il giusto tempo dopo una notte di solitudine. Emetteva bolle giganti d’aria che scoppiavano rumorosamente fino a quando non andavi da lei (chissà poi se era davvero una lei). E lo stesso rituale era d’obbligo quando rientravi a casa dopo un’assenza di alcune ore. Subì persino una grave ferita al fianco da parte di un gatto rosso che si sentiva decisamente gatto. Il veterinario non credeva ai suoi occhi quando scoprì che l’avevo chiamato per Margherita e non per gli altri animali. Prescrisse delle gocce da aggiungere all’acqua, cercando di chiarire il concetto che non sarebbe vissuto (per lui era decisamente maschio e, soprattutto, un pesce rosso). Non solo guarì ma restò con noi a farsi coccolare ancora per molto tempo.

 

Quando una mattina trovammo Margherita galleggiare a pancia in su fu una vera tragedia. Mia figlia, ormai più grande, sembrava inconsolabile, non riusciva a capacitarsi di cosa fosse accaduto a Margherita. Vedi?, le feci notare, Margherita è uguale a ieri, la stessa pesciolina. Lei si ostinava a dire no, ieri si muoveva e faceva le bolle e stamattina invece no anche se il suo aspetto è uguale, uguale a ieri. E allora cosa le manca se l’aspetto è uguale? Mia figlia mi guardò con i lacrimoni che imperlavano le lunghe ciglia e rispose: la vita. È andata via la vita.

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