Una goccia alla volta

Giulia è la mia amica di gioventù, quella con cui ho passato anni a ridere come due squilibrate e alla quale ho dedicato un capitolo del mio libro, 23 Luglio. Giulia ha una figlia di 25 anni, Joelle. Seguo il suo percorso da molto tempo, tramite Giulia ovviamente, e so dei suoi sogni e della sua tenacia per raggiungerli.

Joelle Franzo è stata in uno dei quattro campi profughi in Cisgiordania come volontaria per tre mesi, è appena tornata. Questa esperienza le serviva per capire se stessa. Voleva sapere se è in grado di perseguire quello che vorrebbe dalla sua vita: occuparsi degli altri, i meno fortunati, nelle aeree maggiormente in crisi nel mondo. È prossima alla laurea in Giurisprudenza e presenta una tesi Magistrale di Diritto Internazionale sui diritti umani e in particolare sulla questione palestinese. Robetta così, che ha fatto dar fuori di testa molte persone perché lontana dalla tradizione. Non Giulia, ovviamente, che non per niente è sua madre. Comunque ha detto che adesso lo sa, dopo questi tre mesi sa che è in grado di vivere per periodi medio lunghi in situazioni estreme e che può farne una carriera.

 

Ma la cosa che mi ha lasciato senza fiato è la motivazione, di questa sua scelta. Lei si sente fortunata. Lei si sente una privilegiata. Perché è europea, è una persona libera, ha il passaporto, ha una casa, ha potuto lavorare per pagarsi gli studi, ha la sanità pubblica, ha tutto quello che occorre per vivere bene. E vuole ripagare per le fortune che possiede, vuole “darne indietro un pezzetto”, ha detto proprio così.

Ha detto anche un’altra cosa. Ha detto: “Quello che faccio è solo una goccia nel mare, ma il mare è fatto di gocce, no?”

 

Joelle mi ha impartito una grande lezione, vedi com’è la vita. Riconoscere ciò che abbiamo ed esserne grati. Riconoscere il valore della vita e volerlo per tutti. Mettersi in gioco per conoscere dove arrivano i nostri limiti, potrebbero trovarsi molto più in là di quello che pensiamo e forse possiamo spostarli ancora, pezzettino dopo pezzettino. Smettere di lamentarsi, rimboccarsi le maniche e migliorare il mondo. Una goccia alla volta.

 

Ho notato, nelle persone che ho avuto la fortuna di incontrare ultimamente, che i più grandi riconoscimenti giungono quando vogliamo fare qualcosa per gli altri. Giungono in automatico, senza che li desideriamo o li cerchiamo. Perché cercarli significa voler fare qualcosa per se stessi, e allora il gioco decade e non vale più. Persone che pensano a migliorare le condizioni altrui, o che includono questo principio nelle loro attività, persone mosse da visione allargata sul mondo, sui suoi disequilibri e sulle necessità umane. Persone che fluiscono con gli eventi, che lottano per restare a galla, ma sempre con lo sguardo sull’orizzonte.

Joelle è una di loro, e ha solo 25 anni.

 

Ha detto che mi inviterà quando discuterà la tesi, contaci. Ci andrò e so già che mi scapperà una lacrimuccia. Mi spiace Joelle, non per te. Tu sei proiettata in un futuro di successo, quello che ti stai costruendo. Mi scapperà per tua madre perché mi riempirà con la sua gioia.

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